MICHELE SOTTILE
ŒUVRES/RECENTES
du 09.09 au 30.09 2011
ES/TE ESPACE CONTEMPORANEA – MARSEILLE 8EME
INFO/RDV +33 06 60 09 67 52 La pittura è il desiderio di un mondo altro. (Michele Sottile 2011).
Il termine che sembra meglio definire l'ultima produzione artistica di Michele Sottile è: understatement, per quel suo rifiuto all'esagerazione, all'effetto a tutti i costi. Il suo sforzo è piuttosto quello di celare in maniera sobria e discreta la propria ricchezza interiore. Una sorta di volontà di restare sempre un passo indietro, la ricerca di una compostezza fatta di poco. Si ha l'impressione di ascoltare voci lontane, una moltitudine di voci senza mai udirne distintamente i suoni ; immagini appena accennate mai compiute, ma non per questo meno eloquenti.(Béranger Lombard, De-Signo, 2011 ).
«La peinture est le désir d'un monde autre». (Michele Sottile, 2011).
Le meilleur terme qui puisse définir la dernière production du peintre Michele Sottile est « understatement», par son refus délibéré, de l'exagération et de l'effet à tout prix. Son effort est plutôt celui de cacher de manière sobre et discrète sa propre richesse intérieure. Une sorte de volonté de rester toujours un pas en arrière, une recherche de la composition élaborée à partir du peu. On éprouve ainsi comme l'impression d'écouter des voix lointaines, une multitude de voix sans jamais en entendre distinctement les sons ; images tout juste esquissées sans jamais être finies, sans pour autant être moins éloquentes […] (Béranger Lombard, De-Signo, 2011 ).
VILLA ÆSTIVA
du 01.08 au 15.08 2011
VILLA DRACAENA/ART CONTEMPORAIN
6, AVENUE CYTHARISTA
13600-La Ciotat France.
PADIGLIONE ITALIA 54. BIENNALE DI VENEZIA
Officina della Cultura-ISERNIA Mar-sab 10-13.30 / 17-19 dom e festivi 10-13.30 lun chiuso/ingresso libero
info +39 0865 4411
coordinate GPS: lat 41.597907 lon 14.237063
info au +33 (0)6. 60.09.67.52
IL SUONO E' IL PRIMO MOVIMENTO DELL'IMMOBILE.
Hommage à Giacinto Scelsi (1905-1988).
L'opera cerca di dare forma visibile ad una partitura musicale.
I segni scaturiti, non sono ancora paragonabili a “suoni compiuti” ma forse a pause, silenzi. Essa fa parte di un lavoro dedicato al tema della rappresentazione di quel “luogo liminare” tra il visibile e il non visibile che solo la pittura puo' tentare di rappresentare.
"
La mia pittura é pensata come una partitura continua dove i segni non sono ancora note ma forse pause, silenzi". (M.S.2010)
OLTRE IL MURO/IL GIARDINO
AU-DELÀ DU MUR/LE JARDIN
The Gates were at first the End of the World [...] and something infinite Behind everything appeared.
Thomas Traherne (1636 ca.-1674)
MICHELE SOTTILE / ÉLOGE DU SILENCE / ELOGIO DEL SILENZIO
VERNISSAGE / 26 NOVEMBRE 2010 - 18h30.
Villa Dracaena/Art Contemporain présente un nouveau cycle de projets d'expositions qui seront dédiées à un artiste en résidence avec qui la galerie établira un rapport de synergie créative s'inscrivant dans la durée. « Éloge du Silence / Elogio del silenzio » inaugure ce cycle, en présentant la nouvelle exposition de l'artiste italien Michele Sottile. Parmi les nombreuses œuvres exposées (encre sur papier) on est touché par la beauté diaphane de la série éponyme; il s'agit d'images ‘'silencieuses'', immergées dans une monochromie bleue qui s'estompe en tonalités raréfiées, peut-être des surfaces marines, faites de sillons tracés à la pointe encrée sur lesquels volent des objets sans épaisseur, tenus par de fragiles fils. Le silence comme choix, la soustraction plutôt que l'addition, l'élégance du minimal, la conscience que la création en arts visuels a besoin de sobriété et non de l'exaspération formelle, un choix délibéré qui apparaît particulièrement audacieux dans la contingence actuelle où l'art [d'aujourd'hui] en cédant à la fascination technologique des médias a perdu précisément ce qui lui était le plus au cœur. Il voudrait bien étonner, surprendre, interroger mais il ne se rend pas compte que l'étonnement comme le merveilleux surgissent de l'immense espace laissé par le silence.
In Search of the miraculous
In Search of the Miraculous / a multipart project
video / animations / photo / postcards / web / music
"...un giorno, la connessione di conoscenze disgiunte aprirà visioni talmente terrificanti della realtà, e della nostra spaventosa posizione in essa che, o diventeremo pazzi per la rivelazione, o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo". (Howard Ph. Lovecraft, I miti di Cthulhu).
We dance round.
We dance round in a ring and suppose, / But the Secret sits in the middle and knows.
Robert Frost (1874-1963)
April is the cruellest month
April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee
With a shower of rain; we stopped in the colonnade,
And went on in sunlight, into the Hofgarten,
And drank coffee, and talked for an hour.
Bin gar kine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch.
And when we were children, staying at the archduke's,
My cousin's, he took me out on a sled,
And I was frightened. He said, Marie,
Marie, hold on tight. And down we went.
In the mountains, there you feel free.
I read, much of the night, and go south in the winter.
LE VERTIGE DU BLANC
œuvres récentes de Michele Sottile. Exposition : du 04 au 20 avril 2008. Ouvert tous les jours de 14.00h à 18.00h sauf le lundi
Le thème conducteur est le blanc compris comme surface plane, mur, panneaux de plâtre, fond préparé pour recevoir la peinture, depuis toujours un motif d'intérêt pour l'artiste qui considère la surface du tableau comme un aspect de grande importance; l'intervention picturale en est légère, décharnée et se matérialise souvent par le seul trait du crayon ou du pastel qui devient ligne traversant la surface en formant des écheveaux de signes qui s'entrelacent et s'enchevêtrent sous l'effet d'une force autonome. La peinture est délibérément silencieuse, ouatée, loin d'une agitation extérieure génératrice d'interférences. Ses toiles sont des "passages gypseux" pour se mettre en contact avec une réalité autre […]
IL MONDO ESTREMO
Un uragano, era uno stormo d'uccelli alto nella notte; uno stormo bianco, che si avvicinava frusciante e d'improvviso si abbreviava nella cresta di un'onda immane, ormai a ridosso della nave. Un uragano, erano le grida e i singhiozzi nel buio sottocoperta e l'acre odore del vomito. Era un cane, reso folle dai cavalloni, che dilaniò i tendini di un marinaio. Sopra la ferita si rimarginò la spuma. Un uragano, era il viaggio verso Tomi. Sebbene anche durante il giorno e in molti punti della nave, sempre più discosti, tentasse di scampare al suo affanno rifugiandosi nello stordimento o almeno in un sogno, sull'Egeo Cotta non riuscì a prendere sonno, e neppure in seguito sul Mar Nero. Ogniqualvolta la spossatezza lo induceva a sperare si calcava la cera nelle orecchie, si avvolgeva una sciarpa di lana azzurra davanti agli occhi, si metteva sdraiato e contava i suoi respiri. Ma la risacca lo sollevava, sollevava la nave, sollevava il mondo intero oltre la schiuma salata della scia, ancora più in alto, teneva per un attimo tutto in equilibrio e faceva poi precipitare il mondo, la nave e quell'uomo sfinito in una valle di flutti, nella veglia e nella paura. Nessuno dormiva. Diciassette giorni Cotta dovette soffrire a bordo della Trivia. Quando infine, un mattino d'aprile, lasciò la goletta incamminandosi sul molo dilavato dai frangenti verso le mura di Tomi, coperte di muschio ai piedi della costa precipite, barcollava a tal punto che due marinai lo sostennero ridendo per poi abbandonarlo davanti alla capitaneria di porto su un mucchio di cordami logori. Cotta giacque là sopra avvolto da afrori di pesce e catrame e cercò di placare il mare che ancora infuriava dentro il suo corpo. Sul molo ruzzolavano arance ammuffite dal carico della Trivia – ricordi dei giardini d'Italia. Faceva freddo; un mattino senza sole. Il Mar Nero sciabordava pigro contro il promontorio di Tomi, si rompeva sugli scogli o colpiva riecheggiando le pareti di roccia che si alzavano repentine dall'acqua. In alcune insenature i flutti gettavano sulla spiaggia lastre di ghiaccio coperte di rifiuti e di escrementi d'uccello. Cotta giaceva con lo sguardo fisso e rimase immobile quando un mulo scheletrico cominciò a mangiargli il cappotto. Il mare dentro di lui si appiattiva, onda dopo onda, ed egli si addormentò. Adesso era arrivato. Tomi, la desolazione. Tomi, il chissadove. Tomi, la città ferrigna. A eccezione di un cordaio, che affittò allo straniero una stanza senza riscaldamento, dalla tappezzeria a colori violenti, nella soffitta di casa sua, quasi nessuno prese nota dell'arrivo di Cotta. Solo poco alla volta e senza le consuete infiorettature le chiacchiere cominciarono ad accompagnare lo straniero, chiacchiere che in altri tempi avrebbero forse dato luogo ad atteggiamenti ostili: lo straniero che se ne stava lì fermo sotto le arcate rabbrividendo di freddo; lo straniero che alla fermata dell'autobus rosa dalla ruggine si ricopiava l'orario e parlava a lungo ai cani ringhiosi con pazienza incomprensibile – quello straniero veniva da Roma. Ma Roma, in quei giorni, era più lontana del solito. Perché Tomi aveva girato le spalle al mondo per festeggiare la fine di un inverno durato due anni. Le strade erano invase dal frastuono di musiche sgangherate e le notti dagli schiamazzi degli ospiti – contadini, cercatori d'ambra e guardiani di porci convenuti da fattorie isolate e dalle più remote valli di montagna. Il cordaio, che girava scalzo anche nei giorni di gelo e infilava i piedi grigi nelle scarpe solo in particolari occasioni, facendo allora scricchiolare il silenzio della sua casa, in quei giorni le aveva calzate. Nelle cupe masserie dai tetti d'ardesia sparse sui campi terrazzati fuori della città si cuoceva un pane dolce con zafferano e vaniglia. Sulle mulattiere della costa a picco si snodavano processioni. Disgelo. Per la prima volta da due anni le fasce detritiche che tra gobbe rocciose, rupi e creste sgorgavano dalle nubi non portavano segno di neve. Delle novanta case della città già allora molte erano vuote; andavano in rovina e sparivano sotto rampicanti e muschio. A file intere sembravano venir riassorbite a poco a poco nella catena costiera. Eppure nei ripidi vicoli si diffondeva ancora il fumo dei forni di fusione che offrivano alla città un ferro mediocre – l'unica cosa di cui non c'era mai stata penuria. Di ferro erano le porte, di ferro le persiane, le recinzioni, le figure ornamentali e le strette passerelle gettate sul torrente che divideva Tomi in due metà diseguali. E tutto smangiava il vento salato, smangiava la ruggine. La ruggine era il colore della città. Nelle case si affaticavano donne precocemente invecchiate, sempre vestite di nero, e nei cunicoli che sovrastavano i tetti, lassù tra i dirupi, uomini impolverati e stremati. Chi si spingeva al largo per pescare malediva l'acqua disabitata e chi coltivava un campo imprecava contro i parassiti, il gelo e i sassi. Chi di notte non riusciva a dormire credeva a volte di sentire i lupi. Tomi era desolata, decrepita e senza speranza, come del resto altre cento città costiere, e a Cotta sembrava strano che in questo luogo parimenti assediato dal mare e dalla montagna, così segregato dalle sue usanze, dalle piaghe del freddo, della miseria e del duro lavoro, potesse accadere qualcosa che alimentava i discorsi nei lontani salotti e caffè delle metropoli europee. Quella voce proveniente dalla città ferrigna, di cui era andato poi lungamente in traccia e che anche altri avrebbero certo seguito, aveva raggiunto Cotta sulla veranda a vetri di una casa romana in via Anastasio: una chiacchierata tra begonie e oleandri. Le immagini di Tomi, immagini di vicoli fumosi, ruderi soffocati dalla vegetazione e ghiacci alla deriva, quella sera d'inverno erano bastate a guarnire una notizia che senza un simile ornamento sarebbe suonata troppo concisa e inattendibile. La diceria si era poi ingrossata come il rigagnolo della strada che scendeva al molo, si era ramificata, qui e là facendosi più rapida e articolata, altrove impantanandosi fino a inaridire quando quei nomi non dicevano nulla: Tomi, Nasone o Trachila. Così quella voce aveva subito mutazioni, era stata ulteriormente infiorata o attenuata e talvolta addirittura confutata, ma si era comunque avvolta a mo' di bozzolo sempre attorno a un'unica frase, celandosi al suo interno come una larva da cui nessuno sapeva cosa sarebbe potuto uscire..... tratto da: Il Mondo Estremo Cristoph Ransmayr Nuova edizione riveduta Feltrinelli. Traduzione: Claudio Groff Collana: Le Comete Pagine: 256
"...un giorno, la connessione di conoscenze disgiunte aprirà visioni talmente terrificanti della realtà, e della nostra spaventosa posizione in essa che, o diventeremo pazzi per la rivelazione, o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo". (Howard Ph. Lovecraft, I miti di Cthulhu)
PADIGLIONE ITALIA 54. BIENNALE DI VENEZIA Officina della Cultura-ISERNIA
Ex-voto contemporains. Musée d' Allauch
Au-delà du mur le jardin
éloge du silence
april
In Search of the miraculous
Non c'è più quella grazia fulminante...
memorie di forma
carte strappate
le vertige du blanc
carnet d evoyage
Missing people
Les regards restent
We dance round
voyage d'un X
il mondo estremo
borrominiana
ex-voto
campiture
genius loci
de signo
stella di silicio
Bolla
Michele Sottile participera à l'exposition "Petits miracles à Mexico" ex-voto contemporains.
Du 14/05/2011 au 30/10/2011
Musée des symboles et du sacré
11 Place Du Docteur Chevillon
13190 Allauch
In Search of the Miraculous / a multipart project
video / animations / photo / postcards / web / music . Non c'è più quella grazia fulminante...
Missing people
April is the cruellest month
Les regards restent
We dance round
voyage d'un X
carte strappatecarnet de voyageEX-VOTOle vertige du blanc memorie di forma
borrominiana
de signo genius loci il mondo estremo
NUOVO MEDIOEVO
"...un giorno, la connessione di conoscenze disgiunte aprirà visioni talmente terrificanti della realtà, e della nostra spaventosa posizione in essa che, o diventeremo pazzi per la rivelazione, o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo". (Howard Ph. Lovecraft, I miti di Cthulhu)